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Camera con vista

La visione di 14 fotografi al tempo della pandemia

Da una idea di Raffaele Gorgoni e Nicolai Ciannamea
A cura di: Rosalba Branà
Coordinamento: Antonio Frugis
Responsabile della comunicazione: Santa Nastro
In collaborazione con: myphotoportal.com
Pubblicazione: Marzo 2020

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L'idea della mostra
di Rosalba Branà
Direttrice Fondazione Museo Pino Pascali
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L’idea della mostra CAMERA CON VISTA nasce da una contingenza specifica, il tempo della pandemia. Il nostro Museo Fondazione Pino Pascali a Polignano ed unico presidio istituzionale sull’arte contemporanea in Puglia, è al momento chiuso al pubblico, pertanto abbiamo creato, grazie a myphotoportal.com, un sito parallelo museovirtualepinopascali.it sul quale andremo a realizzare mostre, didattica e incontri virtuali.

La prima mostra virtuale dal titolo letterario e visivo CAMERA CON VISTA (dal testo di Forster fu tratto anche un film) nasce da uno scambio di appunti e conversazioni tra Raffaele Gorgoni - giornalista e scrittore - e Nicolai Ciannamea - fotografo e videomaker - per molti anni insieme presso la sede regionale della RAI.

E allora cosa fanno e soprattutto qual è il fermo-immagine dei nostri fotografi pugliesi in questi giorni di “casalinghitudine”?

Ho cosi invitato 14 fotografi a raccontarci il proprio privato, il domestico, un rinnovato incontro con le persone e le cose ai tempi del coronavirus.

Ogni autore scrive una piccola autobiografia visiva, con il linguaggio della fotografia, un linguaggio partigiano e di resilienza diremmo oggi, dal quale emerge la capacità di assorbire un trauma e di riorganizzare, a partire da questo, la propria vita.

La fotografia diviene la casa terapeutica, l‘antidolorifico per reagire e stare meglio anche psicologicamente e, per dirla ancor più esplicitamente con Susan Sontag: la fotografia diviene ‘memento mori’. Nel senso che fare una fotografia della realtà vista oggi vuol dire partecipare alla vulnerabilità, alla mutabilità di persone e cose...

Nel momento storicamente drammatico che stiamo vivendo ho chiesto ai nostri autori di fotografare quella che Zavattini chiamava ‘qualsiasità’ o Pasolini le ‘cose da nulla’, per dare invece, ora e in questo momento, un significato profondo agli oggetti, alle persone, ai ricordi...

La fotografia come anticorpo per riordinare il nostro sistema emozionale ai tempi della pandemia... Un racconto per immagini del mondo esterno per raccontare il mondo dentro... I nostri autori sono poeti contemporanei del frammento, individuano un dettaglio sfuggito ai più e lo esaltano ai nostri occhi, non c’è nostalgia, ma solo una diversa ‘attenzione’, una nuova misurazione della realtà.

E così Gianni Zanni e Berardo Celati si concentrano sulla solitudine degli interni e sulla luce che costruisce gli spazi vuoti. Come diceva Ghirri, saper gestire la luce fa la differenza e fa di un normale fotografo un fotografo superiore. Per Zanni, la luce diventa il soggetto per raccontare un microcosmo intimo e personale. Per Celati, la luce diventa penombra e suggerisce un tempo sospeso, incerto e fuggevole. Rivela il proprio stato d’animo e l’enigma del futuro.

E ancora la luce diviene il soggetto principale nelle fotografie di Uccio Papa, Nicolai Ciannamea, Gianni Leone: in primo piano dettagli del corpo, delle mani, dei piedi, braccia e volti ambigui e nascosti.

Uccio Papa presenta una sequenza di fotogrammi, focalizzando la visione sulla sparizione del corpo, una fisicità che si de-realizza lentamente, il corpo sparisce, ne rimane solo l’involucro vuoto e la paura dell’assenza.

Di contro Gianni Leone fotografa la presenza: gesti personali minimi e ordinari, l’atto di accendere la pipa, dettagli delle proprie mani, per concludere fotografando se stesso che guarda una sua foto posizionata nella libreria. Volutamente l’autore rappresenta l’ovvietà del quotidiano oppure l’eccesso di quotidianità che avvolge la nostra esistenza in questo frangente.

Tra le immagini di Nicolai Ciannamea una è un autoritratto con specchio, un dialogo simbolico tra realtà e rappresentazione, colui che guarda può ora guardarsi allo specchio, come non pensare allo specchio dipinto da Jan Van Eyck nell’opera sui coniugi Arnolfini o ancor più esplicitamente nel Velazquez della Las Meninas ? Oggi come allora va in scena l’enigma dell’ARTE e della VITA.

Per Alessandro Cirillo l’importante è abbattere in fotografia il cliché del vero e del verosimile focalizzando il proprio sguardo su quelle icone già codificate, l’intento dell’autore è sottolineare la finzione e il non-autentico e, in questa operazione, la visione trasfigurata del colore è di fondamentale importanza.

Alberta Zallone posa il suo profondo sguardo su di un piccolo mondo naturale: le piante del suo terrazzo crescono e sbocciano nella muta inconsapevolezza del mondo ‘fuori’. Natura come espressione di verità, domina anche quegli spazi ridotti in cui noi l’abbiamo relegata. Da sempre interessata alla fotografia di paesaggio, presenta una natura non idealizzata e a misura domestica.

Per Isa Lorusso il focus è la famiglia vissuta in una casalinghitudine coatta ma dolce e dove i suoi spazi domestici sono abitati da una natura viva e multicolor. Presenta un diario visivo tutto all’interno del suo habitat familiare, istantanee di vita vissuta, fotografie di affezione.

Anche Cosmo Laera focalizza la sua attenzione sull’habitat, in questo caso esterno: la natura della sua terra rigogliosa, autoctona, ma anche un po’ esotica, in un melting pot in cui persone e natura con-vivono in una luminosa apparente armonia insidiata da un piccolo, invisibile e non gradito ospite...

Per Marino Colucci e Michele Cera l’inquadratura passa dalla cornice della finestra di casa: altre finestre, negozi chiusi, la città vuota, l’abbandono ... pochissima presenza umana, un paesaggio semi-urbano in cui la presenza dell’uomo è decisamente invisibile, appena accennata.

Per Colucci lo sguardo è distaccato, registra un quartiere di periferia che si racconta, una città qualunque, eppure quello che noi leggiamo è un’inquietante attesa in una raggelante quotidianità.

Per Michele Cera vorrei parlare di fotografia di confine, meglio di auto-confine: stessa inquadratura, casa dell’autore, dall’alto, scelta obbligata, la sua città, pur essendo il luogo identitario per eccellenza, viene percepita come il luogo del vuoto, una particella di mondo sospesa nel tempo.

La nostra visione della città si fa ancor più inquieta con le immagini di Teresa Imbriani: coglie in una mattina di nebbia che ricopre Bari, il valore simbolico dell’avversità in cui siamo precipitati. Per Carlo Garzia stiamo vivendo all’interno di una vanitas, le sue fotografie molto pittoriche, dai colti riferimenti fiamminghi, ci rammentano che la vita è breve e fragile, ingiusta e casuale e che di noi non resterà nessuna traccia.

Concludo con Raffaele Gorgoni - l’ideatore della mostra insieme a Nicolai Ciannamea: avvezzo come scrittore a trattare il visibile, il detto e il non detto, Gorgoni presenta in mostra oggetti d’uso quotidiano allineati in un ordine quasi maniacale, cose sulle quali avevamo fatto affidamento affettivo ma che avevamo dimenticato, oggetti smarriti che si materializzano con titoli direi ‘antiquariali’....le Zie di Trepuzzi, un po’ di mal di testa... ma la moltiplicazione e la serialità ne annullano ogni possibile coinvolgimento nostalgico, piuttosto siamo al cospetto di una seduzione fredda che annulla ogni riferimento al proprio valore d’uso legato ad una civiltà perduta. Oggetti di piccole dimensioni per grandi riflessioni, ricordi e memorie che affiorano e si disperdono, per dirla con Deleuze e Guattari, in modalità rizomatica.

Ecco alfine in sintesi il concetto portante della mostra: porsi piccole e grandi domande sul permanere di noi stessi e della civiltà al tempo della pandemia.






Camera con vista
La visione di 14 fotografi al tempo della pandemia
di Raffaele Gorgoni e Nicolai Ciannamea
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L’ispirazione viene dalla collezione privata La casa del padre di Nicolai Ciannamea che scrive a quattro mani questo testo con Raffaele Gorgoni.
Fotografie scattate nella casa di famiglia nei mesi successivi alla morte del padre, prima di compiere quella complessa operazione che è dismettere l'abitazione di chi ormai risiede solo nella nostra memoria.
Gesto che richiede una pietas non minore della sepoltura.
Lydia Flem, antropologa francese, ha annotato le sue riflessioni su questa esperienza in Comment j’ai vidé la maison de mes parents.
Con grande forza di memoria torna in mente POI / duemila_duemilanove, la straordinaria esplorazione in dimore di Gianni Leone. Non solo per l’altissima qualità delle immagini, ma anche per la lucidità dei testi.

Costretti in casa, assediati dal senso di morte per l’incalzare di un’epidemia, viene naturale volgere lo sguardo alle cose che ci circondano, alle persone con cui viviamo, al fuori dalle finestre da cui possiamo affacciarci.
Cose, anche le più usuali, alle quali proprio il valore d’uso sottrae ogni identità, proprio come la sottrae agli altri che con noi condividono, tutti i giorni e tutte le notti, gli stessi spazi, e ai paesaggi domestici che sembrano sempre uguali a se stessi.
L’eccesso di prossimità sfuma le cose nell'indistinto.
Come gli oggetti che per un’intera vita Giorgio Morandi si è ostinato a dipingere: bottiglie, contenitori, vasi ... che la mano del Maestro ci ha costretto a guardare fino a vederli.

La casa nasconde ma non ruba dicevano le nonne quando un mazzo di chiavi poggiato distrattamente da qualche parte, costringeva a lunghe ricerche.
Ma la casa nasconde anche per troppa consuetudine e per eccesso di evidenza. La lettera rubata era infatti lì, in bella mostra tra gli oggetti di uso più comune.

Costretti alla casalinghitudine è possibile accorgersi di tutto quello che ci circonda. Di più. La quotidiana continua convivenza ci porta a riosservare gli altri con noi e noi stessi.
Si può cogliere, nel volgere delle ore, la transizione della luce sulle cose, sui visi.
L’affermazione di Chesterton che bisogna fare il giro del mondo per ritrovare la propria casa, si può rovesciare in questa, che bisogna fare il giro della propria casa per ritrovare il mondo.
Non per caso questa citazione di Leonardo Sciascia da la Fine del carabiniere a cavallo, si trova in epigrafe al volume fotografico di Ferdinando Scianna, titolato appunto Cose. Interiors è stato il tema di moltissimi fotografi, tantissimi ambienti e oggetti narrati per immagini in infinite maniere.
Dimore e cose abitano la filosofia e la letteratura.
L’immagine più frequente in letteratura è quella della cosa perduta, senza rimedio ma anche la cosa che, perduta la sua funzione originaria, ne ha acquisita un’altra. Di prolungate obbligate convivenze in spazi ristretti raccontano storie di mare, di viaggi fortunati e di naufragi.

Guardiamoci attorno!
Quante madeleine restano nascoste nelle nostre case?
Quanti oggetti transizionali riposano dimenticati nei cassetti?
Vediamo davvero i nostri compagni di viaggio?

Ne La vita delle cose ci guida Remo Bodei e ne La vie étrange des objets ci trascina Maurice Rheims e ancora Francesco Orlando elenca rovine, reliquie, rarità, robaccia e tesori nascosti nel suo excursus Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura.

Antonio Riccardi ha scritto un libretto dal titolo folgorante: Cosmo più servizi. Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine.
Non si sfugge al monumentale L’impero delle cose dello storico Frank Trentman. Naturalmente non si possono dimenticare Pamuk e il Benjamin di Infanzia berlinese. Va da sé che la bibliografia sul tema è sterminata.

Volgere la costrizione in esplorazione dunque...






Autori
Berardo Celati
Barese, classe 1954, documenta l’opera dell’uomo sul territorio esplorando le potenzialità di comunicazione della fotografia in forma di narrazione visiva. Con l’associazione Spazio Immagine ha prodotto varie mostre e progetti negli anni 1988/2000. Ha condotto corsi di fotografia all’ENAIP di Martina Franca, di Barletta, presso numerose associazioni culturali ed enti privati, l’università della terza età di Bari, il Liceo Artistico di Bari, l’Istituto d’Arte di Bari e al Politecnico di Bari. Ha preso parte a numerose mostre personali e collettive oltre ad aver partecipato alla 54° Biennale di Venezia nel 2011. Ha insegnato fotografia per i corsi di formazione professionale per Restauratori all’ENAIP di Martina Franca e di Barletta, presso numerose associazioni culturali ed enti privati, l’università della terza età di Bari, il Liceo Artistico di Bari, l’Istituto d’Arte di Bari, il Politecnico di Bari.
email: berardocelati@libero.it

- Michele Cera
Michele Cera, ingegnere e giovane autore barese nasce nel capoluogo pugliese nel 1977. Il suo lavoro è stato veicolato in numerose esibizioni, tra cui Ereditare il paesaggio (Museo del Territorio Biellese, Biella, 2007), Fotografia Globale (SiFest 2009), Visions and Documents (Festival Internazionale di Roma 2010), 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Regione Puglia (Bari, 2011). E’ stato inoltre premiato alla prima edizione del contest Rischio Paesaggio del Premio Atlante Italiano Fotografico 07, organizzato dalla Darc – Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanea del Mibac e il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo.
web: michelecera.com

- Nicolai Ciannamea
(Bari 1951), fotografo, giornalista e reporter, lavora per la televisione dal 1979, dapprima come reporter nelle redazioni giornalistiche Rai, poi come Direttore Editoriale del Progetto Europeo ArTVision per conto della Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare. Spesso lavora a progetti composti da più foto; per questo ama realizzare libri, perché li considera il medium più adatto per le sue immagini che, pur capaci di vivere in solitudine, preferiscono farsi sfogliare.
email: nicolai.ciannamea@gmail.com
web: nicolaiciannamea.com

- Alessandro Cirillo
Fotografare è per me sempre un momento di incontro e, in questo senso, una forma di dialogo, di interrogazione, di ascolto. In questa serie, in cui adotto a distanza di anni dalla prima volta, la forma del dittico, intendo suggerire una possibilità di relazione tra oggetti o volti che mi appartengono facendo parte del mio vissuto quotidiano, un tema che mi è sempre stato caro. Il tempo del virus è un tempo diverso da quello a cui siamo stati abituati. La lentezza diviene una condizione necessaria così come l'esplorazione del luogo a noi più familiare e tutto sembra dilatarsi e comprimersi nella successione degli istanti e poi delle ore e poi dei giorni. Intendo questo lavoro anche come verifica della inesauribilità dello sguardo, della sua capacità di insistenza e di ri-definizione del mondo in cui viviamo, fosse anche un mondo di poche decine di metri quadri.
web: alessandrocirillo.com

- Marino Colucci
Classe 1972, Colucci è laureato in Beni Culturali e insegna Linguaggi fotografici a Lecce; ha collaborato con diverse case editrici d’arte tra cui l’Orbicolare e Sfera. Le sue immagini sono pubblicate in prestigiosi volumi d’arte.
email: coluccimarino@gmail.com

- Carlo Garzia
Nato a Bari nel 1944, laureato in Lingua e Letteratura Francese è stato docente di Francese presso il Liceo Orazio Flacco di Bari. Sin dagli anni ‘70 ha maturato un interesse per la fotografia sia come autore che come operatore culturale fondando prima la galleria Spazio-Immagine, la prima in Puglia ad occuparsi dei nuovi linguaggi che maturavano in Italia, soprattutto in relazione alla rappresentazione del paesaggio e poi lo spazio “La Corte, Fotografia e Ricerca”, nel Castello Svevo di Bari.
Ha tenuto incontri, seminari e workshop soprattutto in collaborazione con la cattedra di Urbanistica del Politecnico di Bari.
email: carlo.garzia1@gmail.com

- Raffaele Gorgoni
Bari, 1950. Giornalista, documentarista e scrittore. Giornalista parlamentare e inviato speciale. Si è occupato di criminalità organizzata e di immigrazione. Ha realizzato per la Rai reportage in Albania, Kossovo, Macedonia, Montenegro, Bosnia, Serbia, Croazia, Libano, Libia. Capo Ufficio Stampa della Presidenza della Regione Puglia (2000-2005). Capo Ufficio Stampa del Ministero per i Rapporti con le Regioni (2008-2011).
Ha pubblicato saggi in: I Ragazzi della Mafia, Franco Angeli 1993; Futuribili n.2-3 1996; Limes, Quaderno Speciale 1997; Periferia Infinita – Storie d’altra mafia. Argo 1995.
Come narratore ha pubblicato: Lo Scriba di Càsole, BESA Editrice, 2004; L’Oratorio della Peste, BESA Editrice, 2005; Communism, Bed & Breakfast, BESA Editrice, 2008; Lettere da una Taranta, Quaderni del Bardo Editore, 2017; Cinque Variazioni su Lo Scriba di Càsole, Giorgiani Editore, 2019

- Teresa Imbriani
Salento 1972. Fotografa, ha diretto 13 edizioni del progetto di fotografia sociale Vista dal basso, la città fotoraccontata dai bambini.
Mostre personali: Galleria Museo Nuova Era, Bari 2014; Galleria Gallerati, Roma 2016; Fotografa per la Galleria Doppelgaenger, Bari
Book cover: Le parole interrotte, Francesca Palumbo; La tua pelle che non c'è, Francesca Palumbo; La tagliatrice di vermi, Gaetano Barreca; A metà del giorno, Anna Gomes

- Cosmo Laera
Cosmo Laera è nato in Puglia ad Alberobello nel 1962, ha iniziato il suo rapporto con la fotografia da giovanissimo scegliendo di percorrere la carriera artistica e professionale nella sua terra d'origine. Ha avviato la sua attività espositiva negli anni ottanta proponendo la sua produzione all'interno di mostre e festival in Italia e all’estero come fotografo e artista. Da queste esperienze nasce il suo progetto di vita che da più di trent’anni sta sviluppando affermandosi come curatore di mostre, festival e rassegne internazionali. Resta determinato nel proseguire la sua ricerca fotografica sempre più incentrata sul rapporto tra visione e territorio: il fine di queste opere è quello di rivelare aspetti di immediata empatia tra i luoghi e la loro morfologia indipendentemente dalla loro funzione.
Concettualmente le fotografie assumono un potenziale espressivo in continua evoluzione che permette una riconoscenza e uno sviluppo dell'attenzione intorno al luogo o al soggetto ritratto. Sostenitore della necessità di creare confronti dialettici ha realizzato e diretto quattro edizioni di Montedoro Fotografia dal 1992 al 1995 e nove edizioni di Alberobello Fotografia / Fotografia in Puglia dal 1996 al 2004 e di altre manifestazioni sul territorio pugliese, creando una rete di produzioni tra gli autori più celebri della fotografia internazionale e i microclimi urbani di piccoli centri, affermando l'identità culturale attraverso un'iconografia in tempo reale. Collabora alla realizzazione di prestigiosi premi di portata internazionali e cura il settore fotografico di progetti espositivi ed editoriali quali: Mediterranea 2005, Premio Internazionale BARIPhotoCamera 2006; Basilico Bari 2007; Oltre la Pietra 2008. Dal 2003 al 2012 è direttore artistico di Corigliano Calabro Fotografia, dal 2009 al 2012 è Direttore Artistico del settore fotografico della Vedetta sul Mediterraneo a Giovinazzo (Ba). Dal 2013 al 2017 è direttore didattico della Scuola di Fotografia e Cinematografia FProject a Bari. Dal 2016 al 2019 è direttore artistico di Matera European Photography.
Nel 2019 a Matera (Capitale Europea della Cultura) cura VISIONS FROM EUROPE, invitando 56 fotografi tra professori e studenti per una residenza a produrre una mostra e un libro (materaeuropeanphotography.org). E’ membro di giurie per concorsi fotografici come Attenzione Talento Fotografico FNAC, Premio CANON Giovani Fotografi, PORTFOLIO in Piazza Savignano sul Rubiconde, Toscana Foto Festival, ecc.
Attualmente partecipa come autore a mostre collettive e personali in gallerie, musei ed istituzioni. Vive e lavora tra Milano e Alberobello. Dal 2006 insegna Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e le sue immagini sono presenti nella collezione permanente del Museo Nicéphore Niépce di CHALON-SUR-SAONE. FRANCIA, Pinacoteca Provinciale di Bari, Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare (BA) e Collezioni Private.
web: cosmolaera.com

- Gianni Leone
Nato a Bari nel 1939, nella cui Università ha insegnato Storia delle dottrine politiche, Leone inizia a fotografare nel 1979 nel contesto di un’intensa attività di animazione culturale: dal 1981 al 1985 dirige la galleria Spazio Immagine dove espone la prima ricerca, “Letture”, e fino al 1983 promuove gli “Incontri di Spazio Immagine”, intensi cicli di conferenze e letture, affiancati da esposizioni monografiche, di respiro nazionale e internazionale. Tra gli altri coinvolge Luigi Ghirri, Mario Cresci, Giovanni Chiaramonte – che lo invita alla collettiva “Luogo e identità della Fotografia contemporanea Europea” (1982) – e Guido Guidi. Nel 1984 cura insieme a Luigi Ghirri ed Enzo Velati, con testi di Quintavalle e un racconto di Gianni Celati, il fondamentale Viaggio in Italia con il volume edito da Il Quadrante di Alessandria ed una mostra di oltre 300 scatti presso la Pinacoteca Provinciale di Bari.
Il progetto ribalta completamente la visione del Bel Paese, offrendo con uno sguardo inedito luoghi marginali, abbandonati, province, spiagge solitarie, casini, angoli deserti.
Ha svolto, inoltre, collaborazioni e ricerche come Fasti barocchi (sul barocco napoletano, 1984), Giardini d’Europa (1988), Ritorno al mare (1994), Nuovo Paesaggio italiano (1998), Mediterranea, Verde e Vintage (2005, 2008), e le più recenti Poi (2010) e Casa Ghirri (2011), intense riflessioni sugli spazi della perdita. Leone continua a realizzare i suoi Vaghi Paesaggi, vedute del vagabondare, della bellezza, dell’indeterminazione splendida e continuamente mutevole dall’esterno in cui, imperfettamente, ci si specchia.
email: gianleo39@gmail.com

- Isa Lorusso
Mi chiamo Isabella Lorusso e sono nata in casa, a Bari, il 27 Luglio alle 12 a.m. Faceva molto caldo. Mia madre racconta sempre di un parto difficile. Da allora ho dovuto "mettermi al mondo" più volte, da sola, e vivere molte esistenze. Studi Classici, una Laurea in Lettere non compiuta, l'esperienza del Teatro sfiorata, un'incursione tardiva nel punk che, pure, lascia tracce profonde. Segue un lungo periodo di lavoro "dietro le quinte" nel quale mi costruisco una professionalità zelante ed entusiasta nell'ambito della scena musicale. Promuovo band esordienti (gli Al-Darawish oggi Radiodervish) e organizzo eventi, concerti, rassegne, curo la parte spettacolare delle Feste de l'Unità con l'Arci. Dopo una parentesi silenziosamente dedita alla famiglia, mi riaffaccio all'esterno collaborando con l'Assessorato alle Culture del Comune della mia città, alla realizzazione del Premio Letterario Città di Bari, per quattro edizioni. Il 2 novembre del 2012 sono tra i 17 Soci Fondatori dell'Associazione Fotografi di Strada. Quella con FdS mi appare come una felice opportunità per condividere le mie suggestioni. La mia passione per la Fotografia nasce con una sorpresa nell’uovo di Pasqua: mio padre lo fece aprire dal pasticciere e ci mise dentro una Kodak Instamatic 33, che ancora conservo e con la quale ho cominciato a fotografare a circa 10 anni. Mi è sempre piaciuto guardarle, le foto. E, di una foto, mi piace soprattutto il risultato emotivo, sono poco interessata alla tecnica, mi fermo al gusto dell’immagine, alla forza che esprime, al dettaglio che incanta, alla contraddizione, alla provocazione, al movimento. Più di tutte mi piacciono le immagini di figure umane, i volti fermati in un’espressione curiosa, gli sguardi. Ho ripreso a fotografare quando a mio marito hanno regalato una Canon EF_M analogica: allora ce ne andavamo in giro a fotografare di tutto. Poi sono nati i miei figli e quello è stato il momento d’ispirazione più intensa... I cellulari di nuova generazione hanno fatto il resto: la possibilità di catturare l'immagine più casuale ed immediata è una tentazione irrinunciabile, irrimediabile. Sono e mi sento una dilettante in tutto, nel senso che traggo un grande diletto da tutto quello che faccio, scompigliatamente. 

- Uccio Papa
Uccio Papa, barese, dal 1979 al 2018 ha lavorato in Rai come giornalista telecineoperatore. Esperto e appassionato di fotografia, nel corso degli anni ha collaborato alla realizzazione di istallazioni fotografiche per artisti e gallerie d’arte. In questo lungo periodo ha contribuito alla realizzazione di servizi e programmi TV, dossier giornalistici di rilevanza nazionale. Nel 2017, una sua personale al museo civico di Bari, dal titolo “L’anima dei luoghi dimenticati”; paesaggi dell’anima, esplorazione visionaria del cosiddetto terzo paesaggio. Luoghi e vecchi manufatti, le cui immagini ci restituiscono tutta loro essenza e il loro fascino misterioso.

- Alberta Zallone
Alberta Zallone ha svolto una lunga attività professionale come docente nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari. Si è formata scientificamente negli Stati Uniti, dove ha anche maturato un forte interesse per la fotografia ed ha potuto approfondire la conoscenza dei grandi fotografi americani. Ha esposto per la prima volta nel 2012 una selezione di paesaggi naturali e metropolitani degli USA, “Cieli americani”, per “la Corte, Fotografia e Ricerca” a cura di Marilena Bonomo nella cappella del Castello Svevo di Bari e, nel 2019, presso la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare (Ba).
web: albertazallone-photography.com

- Gianni Zanni
Gianni Zanni nasce vive e lavora a Bari. Si occupa di fotografia dalla metà degli anni settanta avvicinandosi inizialmente alla fotografia della cultura subalterna pugliese. Dopo velleitari tentativi di laurearsi in Ingegneria si iscrive al corso di scenografia presso l’Accademia BB.AA. di Bari, diplomandosi con il massimo dei voti con lode; partecipa alla fondazione della Galleria SpazioImmagine interessandosi della fotografia del nuovo paesaggio italiano degli anni ’80. Successivamente ha organizzato, insieme ad altri fotografi di Bari, la Galleria La Corte Fotografia e Ricerca presentando diversi autori del nuovo panorama fotografico italiano. Negli ultimi anni ha insegnato fotografia ed elaborazione digitale come docente di ruolo presso Istituti Professionali. Sue foto si trovano presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, la Fondazione Pascali in Polignano e l’Università degli Studi della Basilicata Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo.
email: gizeta19@libero.it




Catalogo della mostra
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La luce da fuori
Berardo Celati
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La luce da fuori
Berardo Celati
Dalla finestra
Michele Cera
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Dalla finestra
Michele Cera
Camera con vista
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Lo sguardo e quello che guarda
Omaggio a Marguerite Yourcenar
Nicolai Ciannamea
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Lo sguardo e quello che guarda
Omaggio a Marguerite Yourcenar

Nicolai Ciannamea
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Dialoghi nel tempo del virus
Fotografare è per me sempre un momento di incontro e, in questo senso, una forma di dialogo, di interrogazione, di ascolto. In questa serie, in cui adotto a distanza di anni dalla prima volta, la forma del dittico, intendo suggerire una possibilità di relazione tra oggetti o volti che mi appartengono facendo parte del mio vissuto quotidiano, un tema che mi è sempre stato caro. Il tempo del virus è un tempo diverso da quello a cui siamo stati abituati. La lentezza diviene una condizione necessaria così come l' esplorazione del luogo a noi più familiare e tutto sembra dilatarsi e comprimersi nella successione degli istanti e poi delle ore e poi dei giorni. Intendo questo lavoro anche come verifica della inesauribilità dello sguardo, della sua capacità di insistenza e di ri-definizione del mondo in cui viviamo, fosse anche un mondo di poche decine di metri quadri.
 
Alessandro Cirillo
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Dialoghi nel tempo del virus
Fotografare è per me sempre un momento di incontro e, in questo senso, una forma di dialogo, di interrogazione, di ascolto. In questa serie, in cui adotto a distanza di anni dalla prima volta, la forma del dittico, intendo suggerire una possibilità di relazione tra oggetti o volti che mi appartengono facendo parte del mio vissuto quotidiano, un tema che mi è sempre stato caro. Il tempo del virus è un tempo diverso da quello a cui siamo stati abituati. La lentezza diviene una condizione necessaria così come l' esplorazione del luogo a noi più familiare e tutto sembra dilatarsi e comprimersi nella successione degli istanti e poi delle ore e poi dei giorni. Intendo questo lavoro anche come verifica della inesauribilità dello sguardo, della sua capacità di insistenza e di ri-definizione del mondo in cui viviamo, fosse anche un mondo di poche decine di metri quadri.

Alessandro Cirillo
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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40°48’55,59”N 17°24’33,80”E
Marino Colucci
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40°48’55,59”N 17°24’33,80”E
Marino Colucci
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Spillover 2020
Carlo Garzia
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Spillover 2020
Carlo Garzia
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Le Zie di Trepuzzi
Raffaele Gorgoni
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Le Zie di Trepuzzi
Raffaele Gorgoni
Non passa mai...
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Non passa mai...
Nostalgia delle chiacchiere in piazza
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Nostalgia delle chiacchiere in piazza
Preparativi per uno sperabile dopo
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Preparativi per uno sperabile dopo
Un po' di mal di testa
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Un po' di mal di testa








Grigio e coronavirus #1
Teresa Imbriani
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Grigio e coronavirus #1
Teresa Imbriani
Grigio e coronavirus #2
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Grigio e coronavirus #2
Nebbia e coronavirus #1
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Nebbia e coronavirus #1
Nebbia e coronavirus #2
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Nebbia e coronavirus #2
Nebbia e coronavirus #3
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Nebbia e coronavirus #3









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La luce sta cambiando velocemente, forse è l’unico elemento che mantiene una velocità, per il resto il tempo si presenta dilatato, un eco che rimbomba nello spazio vuoto. L’attesa pare sia il modo più semplice per ottenere dei risultati e può essere impiegata per rimettere in ordine luoghi e idee, relazioni e spazi. Il giardino di casa è diventato il punto di osservazione per le mie riflessioni, com’è il tempo all’imbrunire e come appare la nostra stessa esistenza senza i rumori di fondo, se c’è uno strumento che può raccontare tutto questo, è certamente la fotografia.  E’ come sempre la luce a guidarmi in questa sospensione, in cui tutto viene rinviato. Come un quadro di Magritte, così appare la casa vista dall’esterno, le tende fanno da quinte nel piccolo teatro che si apre sulle stanze illuminate, mentre fuori l’imbrunire lascia il posto alla sera, alla notte. un’attesa che può rivelarsi un dono, ma intanto si presenta come una privazione, una violazione delle certezze e delle abitudini, una sospensione di quella fisicità che viene dal quotidiano uso dei corpi e delle cose. 

Cosmo Laera
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In attesa / Home / Covid129
La luce sta cambiando velocemente, forse è l’unico elemento che mantiene una velocità, per il resto il tempo si presenta dilatato, un eco che rimbomba nello spazio vuoto. L’attesa pare sia il modo più semplice per ottenere dei risultati e può essere impiegata per rimettere in ordine luoghi e idee, relazioni e spazi. Il giardino di casa è diventato il punto di osservazione per le mie riflessioni, com’è il tempo all’imbrunire e come appare la nostra stessa esistenza senza i rumori di fondo, se c’è uno strumento che può raccontare tutto questo, è certamente la fotografia.  E’ come sempre la luce a guidarmi in questa sospensione, in cui tutto viene rinviato. Come un quadro di Magritte, così appare la casa vista dall’esterno, le tende fanno da quinte nel piccolo teatro che si apre sulle stanze illuminate, mentre fuori l’imbrunire lascia il posto alla sera, alla notte. un’attesa che può rivelarsi un dono, ma intanto si presenta come una privazione, una violazione delle certezze e delle abitudini, una sospensione di quella fisicità che viene dal quotidiano uso dei corpi e delle cose. 

Cosmo Laera
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Senza titolo
Gianni Leone
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Senza titolo
Gianni Leone
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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D'Istanti
Isa Lorusso
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D'Istanti
Isa Lorusso
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Ferme variazioni, il tempo strappato in una stanza
Una condizione restrittiva, amplifica la nostra percezione di tutto quello che ci circonda.
Semplici oggetti del nostro quotidiano, ci dicono che anche le immagini fisse possono essere in movimento.

Uccio Papa
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Ferme variazioni, il tempo strappato in una stanza
Una condizione restrittiva, amplifica la nostra percezione di tutto quello che ci circonda.
Semplici oggetti del nostro quotidiano, ci dicono che anche le immagini fisse possono essere in movimento.

Uccio Papa
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Senza titolo
Alberta Zallone
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Senza titolo
Alberta Zallone
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Otto ore
Ma cosa altro si può elaborare quando sei da ore davanti a una finestra cercando nella fotografia l’alleggerimento delle personali angosce? E allora Niépce ci viene incontro, ritorna l’evanescenza della sua prima immagine, della lunga durata dell’esposizione e tutto quello che ne consegue è la scelta del cavalletto e l’augurio che non sia l’ultima.
 
Gianni Zanni
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Otto ore
Ma cosa altro si può elaborare quando sei da ore davanti a una finestra cercando nella fotografia l’alleggerimento delle personali angosce? E allora Niépce ci viene incontro, ritorna l’evanescenza della sua prima immagine, della lunga durata dell’esposizione e tutto quello che ne consegue è la scelta del cavalletto e l’augurio che non sia l’ultima.

Gianni Zanni
Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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Camera con vista
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https://www.museovirtualepinopascali.it/camera_con_vista-p21429

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